Icori di giubilo anche e soprattutto dentro la
Lega Nord alla notizia di Bossi & his Family
indagati per truffa allo Stato e appropriazione
indebita dimostrano una volta di più che l’unica
istituzione in grado di riformare la politica italiana
non è né il governo, né il Parlamento, né i partiti, né
le Authority, né i mass media: è la magistratura. Dopo
ve n t ’anni di esternazioni politiche, moniti
quirinaleschi, saggi politologici e commenti
cerchiobottisti/cerchiobattisti sull’invasione di
campo delle toghe nel terreno della politica che si
deve rigenerare dal suo interno con le grandi riforme
per combattere l’antipolitica, possiamo
tranquillamente concludere che l’unica riforma dei
partiti esistente in natura è l’avviso di garanzia o, in
alternativa, un bel paio di manette. Per una classe
politica che vive a sua insaputa nell’eterna speranza
di poter delinquere a nostra insaputa, il solo punto di
rottura è l’arrivo dei carabinieri. Fino a quel giorno
non si butta via niente, anche se tutti sanno tutto. Un
giorno, forse, un autore di fantascienza riscriverà la
storia d’Italia degli ultimi vent’anni al netto delle
indagini giudiziarie: ci sarà da divertirsi. Quanto
sarebbero durati Craxi, Andreotti e Forlani con la
loro mastodontica corte di compari e complici, nani
e ballerine, senza le Procure di Milano e di Palermo?
Quel che è certo è che, senza indagini, avvisi di
garanzia, intercettazioni, retate, i chirurghi-macellai
della clinica Santa Rita seguiterebbero a scannare
pazienti sani. Moggi e la sua fairy band
continuerebbero a fare il bello e il cattivo tempo nel
calcio. Fiorani, il banchiere-rapinatore, seguiterebbe
a mettere le mani nei conti dei correntisti della
Popolare di Lodi e pure di Antonveneta. Consorte
avrebbe arraffato la Bnl così finalmente anche gli ex
comunisti avrebbero una banca (la seconda: la prima,
Montepaschi, s’è visto come l’han ridotta). Ricucci e
gli altri furbetti si sarebbero impadroniti del Corr iere.
E lo sgovernatore a vita Fazio sarebbe ancora lì a
trafficare. Bertolaso e i bertoladri sarebbero più che
mai alla guida della Protezione civile, organizzando
finti G8 tipo la Maddalena con opere faraoniche a
prezzi doppi. Totò Cuffaro, anziché a Rebibbia,
sarebbe ancora governatore di Sicilia. Bruno Contrada
infesterebbe vieppiù i servizi segreti. Il nazibandito
Mokbel continuerebbe a imperversare nel mondo
Telecom. Guarguaglini e signora seguiterebbero a
usare Finmeccanica come il cortile di casa, con
Tarantini e Lavitola consulenti nel ramo import-escort.
Lele Mora sarebbe ancora il padrone dei reality e di
tutto l’indotto, in Rai come in Mediaset. Le nomine
negli enti pubblici e parapubblici sarebbero gestite dai
vari Bisignani e Milanese. Filippo Penati, braccio destro
di Bersani, si appresterebbe a diventare vicepremier.
Malinconico e Zoppini sarebbero più che mai
sottosegretari del governo Monti, lisciati e riveriti
come eccellenti “tecnici”. Lusi sarebbe ancora il
tesoriere della fu Margherita, Belsito della Lega, Naro
dell’Udc e nessuno si sognerebbe neppure di
ipotizzare qualche taglietto ai cosiddetti “rimbor si
e l e t t o ra l i ”. Minzolingua sarebbe sempre direttore del
Tg1 per aiutare gli italiani a focalizzare i veri problemi
del Paese: “Charlie, la scimmia fumatrice dello zoo di
Città del Capo”, la “dentiera smarrita in spiaggia da un
bagnante distratto” e i grandi interrogativi esistenziali
che agitano le notti degl’italiani, tipo: “Arriva l’estate e
tornano i gelati: cono o coppetta?”. Naturalmente,
senza le indagini, la Lega seguiterebbe di qui
all’eternità a fingere di avere in Bossi il suo leader,
mentre i vari Trota, trotoni e trotini incasserebbero la
loro paghetta mensile da 5 mila euro a carico nostro.
Non abbiamo parlato dei vari B., Minetti, Fede, Previti,
Dell’Utri, Brancher, Verdini, Scajola e Formigoni boys,
per ovvi motivi. Anche nel Pdl la selezione delle classi
dirigenti la fanno i giudici, ma all’incontrario: lì i
curricula sono i mattinali di questura.
Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano 17 maggio 2012

